Un anziano signore sedeva tranquillamente sul bordo di un vecchio pontile di legno, intento a pescare, quando tre giovani gli si avvicinarono con sorrisi compiaciuti, ma non avevano idea di come si sarebbe concluso quell’incontro… 😲😱
La mattina era tranquilla e fredda. Una leggera nebbiolina si diffondeva sull’acqua, nascondendo la riva in lontananza. L’anziano signore sedeva su una sedia pieghevole, con in mano una canna da pesca, e osservava attentamente il galleggiante. Accanto a lui, in piedi su un secchio di metallo, in cui alcuni pesci già pescati si dimenavano.
Il silenzio fu rotto da dei passi. Tre giovani si avvicinarono da dietro, parlando ad alta voce e scambiandosi occhiate. Nelle loro voci si percepiva la sicurezza di chi è abituato a non essere contraddetto.
— “Ehi, vecchio, non sei di queste parti, vero?” – disse uno di loro con un sorrisetto.
— “Sai almeno dove ti trovi?” – aggiunse l’altro.
— “Questo è il nostro lago. Se vuoi pescare qui, paga.”
Il vecchio non si voltò subito. Tirò su la canna con calma, controllò la lenza e solo allora, girando leggermente la testa, rispose con voce calma:
— Il lago appartiene a tutti. Qui è tutto gratis. Ho il diritto di stare qui e di fare quello che voglio.
I ragazzi si guardarono e risero.
— Hai sentito? — disse uno di loro. — Spiegaci i nostri diritti.
— Te lo dico per l’ultima volta, — la voce si fece più aspra. — O paghi… o te ne vai.
Il vecchio si voltò di nuovo verso l’acqua, come se i ragazzi non esistessero. Ed era proprio questo che li fece arrabbiare.
— Che succede, vecchio, sei sordo?
— Ehi! Stiamo parlando con te!
Uno di loro si fece improvvisamente avanti e diede un calcio al secchio con tutta la sua forza. Il metallo sbatteva sordo e il secchio volò in acqua insieme ai pesci.
Il vecchio non batté ciglio. Si limitò ad aggiustare la canna da pesca e a osservare di nuovo il nuotatore.
I ragazzi smisero di ridere.
“Te l’ho detto, o paghi o te ne vai”, sibilò uno di loro tra i denti.
Silenzio. Il vecchio rimase in silenzio. Li ignorò. Era peggio di qualsiasi risposta.
“Va bene…” disse a bassa voce quello più vicino a lui. “Sembra che non capisca altrimenti.”
Alzò la mano, la strinse a pugno e fece un passo avanti, pronto a colpire.
Ma in quel momento accadde qualcosa di completamente inaspettato 😯😨
E in quel momento tutto accadde troppo in fretta. Il vecchio balzò improvvisamente in piedi.
Con un solo movimento, afferrò la mano dell’aggressore, la torse con tale forza da farlo urlare, e un attimo dopo si ritrovò a terra sulle assi del molo. Il secondo si lanciò in avanti, ma ricevette un colpo breve e preciso al corpo e si piegò in due, stringendosi lo stomaco.
Il terzo cercò di indietreggiare, ma inciampò sul bordo della tavola e cadde in acqua con un tonfo sordo.
Il vecchio rimase immobile. I suoi movimenti erano calmi, come se stesse semplicemente eseguendo un compito di routine.
Li guardò dall’alto in basso e disse a bassa voce:
— Non sapete ancora con chi avete iniziato.
Uno dei ragazzi cercò di alzarsi, con il viso contratto dal dolore.
Il vecchio continuò, con tono più duro:
— Ho lavorato per l’OMON per trent’anni. Ho visto centinaia di persone come voi.
Fece un passo avanti, e bastò a paralizzarli.
— Andatevene da qui. Finché siete ancora in grado di camminare sulle vostre gambe.
I ragazzi si guardarono l’un l’altro. Nei loro occhi non c’era più traccia di risate o arroganza, solo confusione e paura.
Nessuno obiettò più. Se ne andarono con la stessa rapidità con cui erano arrivati.
Il vecchio tornò tranquillamente alla sua sedia, si sedette, raccolse il bastone e guardò l’acqua, dove le onde provocate dal secchio rovesciato erano quasi scomparse.
Come se nulla fosse accaduto.


