La donna della palude

STORIE DI VITA

Quella sera la notte calò presto, più pesante del solito. Le nuvole si addensarono sul villaggio, comprimendo il silenzio sui tetti. Nella vecchia casa di Mikhalych, ai margini del bosco, brillava un’unica finestra.

Nessuno vide la ragazza andarsene.

Eppure… eccola lì.

Alcuni affermarono di averla vista dietro le tende: non camminare, ma scivolare, la sua pelle quasi luccicante alla luce della lampada. Altri giurarono di averla vista in piedi in giardino, a piedi nudi, sussurrare alle betulle come a vecchi amici.
Ma la maggior parte rimase lontana.

Tutti sapevano cosa era successo a Mikhalych. La sua amata moglie, Svetlana, era stata spazzata via dalle paludi vent’anni prima. Alcuni dicevano che fosse annegata. Altri pensavano che fosse scappata. Alcuni sussurravano che non fosse mai esistita veramente, che fosse solo un fantasma di dolore reso reale nella mente di Mikhalych.

Ma ora… questa ragazza. Questa sconosciuta.

🌑 Quella notte
Gli abitanti del villaggio erano abituati alle stranezze. Mucche che partorivano vitelli a due teste. Luci che danzavano nel bosco. L’apparizione occasionale di un osso dove nessuno aveva scavato.

Ma quella notte era diversa.

Iniziò con il vento. Acuto, stridulo, come una corda di violino che schioccava in tutto il villaggio. Poi arrivò il tremolio – di candele, lanterne, persino lampadine – che scoppiettavano all’unisono.

I cani ululavano. Le galline si rifiutavano di appollaiarsi. Un bambino, nato pochi giorni prima, urlò ininterrottamente fino all’alba.

Ma il vero orrore iniziò quando suonò la campana della chiesa.

Una volta.
Due volte.
Tre volte.

Alle 2:13 del mattino.
Non c’era nessuno in chiesa. La corda della campana era marcita anni prima.

🕸️ Il mattino dopo
Quando sorse il sole, la casa di Mikhalych era silenziosa.

Il fumo continuava a uscire dal camino. Le persiane erano chiuse.

Ma qualcosa non andava.

L’orto era morto, durante la notte. Ogni pianta di pomodoro era appassita, ogni zucca marciva sul suo fusto. Le betulle che circondavano il suo appezzamento si erano spaccate in due, come se qualcosa si fosse fatto strada dalla terra stessa.

E Mikhalych?

Sparito.

Anche la ragazza.

In casa, niente era fuori posto. Due tazze sul tavolo. Una coperta piegata. Ma nessun segno di lotta. Nessun segno di vita.

Tutto ciò che rimaneva era una vecchia fotografia, lasciata sul davanzale della finestra.

Era umida e arricciata ai bordi.

E lì, Mikhalych era in piedi accanto a una donna che assomigliava identica alla ragazza della palude. Gli stessi occhi. Gli stessi capelli.

Sul retro, in inchiostro sbiadito, c’erano le seguenti parole:

“Svetlana. 1984.”

🪦 La Nuova Leggenda
Ancora oggi, gli abitanti del villaggio non parlano di Mikhalych. Non ad alta voce.

Ma hanno notato delle cose.

Ogni primavera, strane impronte compaiono nel fango sciolto vicino alla palude.

I funghi crescono in cerchi perfetti vicino al suo vecchio giardino.

E nell’anniversario di quella notte, a volte la campana della chiesa suona – tre volte, esattamente alle 2:13 del mattino.

Alcuni dicono che Mikhalych abbia finalmente raggiunto sua moglie.
Alcuni dicono che la palude gliela abbia restituita… per prendere lui al suo posto.
Altri credono che la ragazza non fosse affatto Svetlana, ma solo qualcosa che le somigliava.

Ma Alevtina, che per prima udì la voce nel muschio, si rifiuta di parlare di quella mattina.

Lascia solo offerte ai margini della foresta – pane, sale, un pettine – e non volta mai e poi mai le spalle agli alberi.

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