— Mamma, per favore… — disse la piccola Emma con la voce rotta dal pianto, stringendo forte la mano della madre.
Si trovavano in un grande negozio del centro, pieno di luci colorate, musica allegra e scaffali pieni di sogni: bambole che parlano, orsacchiotti giganti, cucine in miniatura, castelli, macchinine. Per Emma era come entrare in un mondo magico.
E in mezzo a tutto quel mondo, c’era lei: la bambola con il vestito azzurro e i capelli d’oro. Sembrava sorridere solo a Emma, come se l’aspettasse da tempo.
— Mamma, è lei… è lei che voglio. Ti prego.
La madre la guardò. Aveva gli occhi stanchi e le mani rovinate dal lavoro. Con il cuore stretto, si chinò davanti a sua figlia.
— Amore, lo so… è bellissima. Ma oggi non possiamo. Mamma ha solo abbastanza soldi per il pane e il latte.
Emma abbassò lo sguardo, mordendosi il labbro per trattenere le lacrime. Ma non riuscì a farlo. Le lacrime scesero silenziose, come la pioggia leggera d’inverno.
Un signore anziano che osservava la scena da qualche metro si avvicinò piano. Aveva un sorriso gentile e un cappello consumato.
— Posso dirti un segreto? — disse rivolgendosi a Emma — Anche io, da piccolo, ho pianto per una cosa che non potevo avere. Ma la mia mamma mi ha insegnato che i desideri veri non muoiono mai. Crescono con noi… e un giorno, se ci crediamo, si avverano.
Poi guardò la madre, le fece un piccolo cenno con la testa… e senza dire altro, prese la bambola dallo scaffale e la portò alla cassa.
Emma non capiva bene, ma smise di piangere. E quando uscì dal negozio, stringendo quella bambola tra le braccia, guardò la mamma e disse:
— Prometto che un giorno ti comprerò io qualcosa di bello.
La madre sorrise. Il cuore pieno. Perché anche se non aveva soldi… aveva tutto.