Al funerale della ragazza, il nonno sospettò qualcosa e decise di aprire il coperchio della bara: quello che vide lo fece quasi svenire 😱😱
Durante il funerale di Liza, calò un silenzio opprimente, rotto solo da singhiozzi soffocati e dal cupo abbaiare di un cane che tirava la bara.
Il nonno della ragazza rimase immobile, con le mani affondate nelle tasche del suo vecchio cappotto, a fissare il coperchio bianco della bara sotto il quale riposava la sua unica nipote. Era morta improvvisamente, troppo presto.
Il cane correva avanti e indietro, guaindo, come se non riuscisse ad accettare la situazione. Tutti pensavano che fosse per il dolore. Ma il vecchio sentiva che qualcosa non andava.
Il nonno si diresse verso la bara. Le persone intorno a lui iniziarono a sussurrare:
– È impazzito di dolore…
– Povero vecchio…
Ma a lui non importava. Il cuore gli batteva così forte che sembrava che gli stesse per scoppiare fuori dal petto. Quando la sua mano toccò il coperchio, udì un suono. Appena percettibile, quasi intangibile – come un leggero gemito, come un lamento…
La folla si bloccò. Qualcuno urlò:
– Non farlo!
– Risparmiati, ti prego!
Ma lui stava già strappando il coperchio, rompendo le serrature, tirando i catenacci – come in trance. Finalmente, il coperchio cedette. Il nonno guardò dentro – e quasi svenne per quello che vide. 
Dentro, accanto al corpo della nipote, giaceva rannicchiata la sua amata gatta – Lea.
Il suo pelo era arruffato, gli occhi chiusi. Morta.
L’animale si era probabilmente infilato nella bara per dirle addio. Forse il suo cuore non ce l’aveva fatta – dolore, lutto, paura, tutti quei sentimenti che le persone così spesso nascondono, vivono apertamente negli animali.
Il vecchio cadde in ginocchio, e finalmente le lacrime gli sgorgarono. Non solo per Liza. Ma anche per come persino gli animali dicono addio con più sincerità delle persone. Per come provano più di quanto siamo disposti ad ammettere.
Lea giaceva accanto alla ragazza, come se stesse custodendo il suo ultimo viaggio.
C’era qualcosa di terrificante in quell’addio, ma anche qualcosa di puro. Reale.