Quella notte, alla periferia di Madrid, il vento del nord ululava, infiltrandosi tra le fessure del vecchio magazzino nella zona industriale. Faceva un freddo cane, ma il freddo che sentivo nel petto era molto peggio.
Mi chiamo Elena. Quella notte avevo 27 anni. Indossavo un vestito di lana grigia che aveva visto giorni migliori e tenevo le mani premute contro lo stomaco, come a proteggere un vuoto che non sarebbe mai stato colmato.

Mio padre mi spinse verso il centro del cerchio di uomini. L’odore di gasolio, tabacco scadente e disperazione riempiva l’aria.
“Sa come mandare avanti una casa”, disse mio padre, con quella voce roca che avevo imparato a temere. “Cucina, pulisce, cuce e non fa domande. Chi ha i soldi può averla stasera.”